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In questi ultimi mesi potresti aver notato nel tuo account di Google Analytics un’insolito aumento del traffico dai Referral. Ma cosa sono i referral? E a che tipologia di traffico referral devi stare attento? Prima di rispondere a queste domande, ricapitoliamo le principali fonti di acquisizione di visitatori in Google Analytics.

Le sorgenti di acquisizione del traffico in Google Analytics

Se ci pensi, le tipiche fonti di acquisizione del traffico su Google Analytics sono:

  • il traffico organico, ovvero i visitatori che provengono dai motori di ricerca, tramite le parole chiave per cui il tuo sito si è posizionato su Google;
  • il traffico diretto, ovvero le visite che arrivano sul sito digitando nel browser l’url del sito;
  • il traffico social, ovvero le persone che arrivano da social network, come Facebook e Twitter;
  • il traffico email, ovvero le sessioni dalle newsletter;
  • il traffico referral, ovvero i visitatori che arrivano sul nostro sito da altri siti web.

Google Analytics acquisizione fonti trafffico

Possiamo definire Referral come l’insieme di tutte le visite che arrivano sul sito da un altra sorgente di traffico, come ad esempio link su un altro sito.

Fin qui tutto bene:

  •  un aumento del traffico organico è la misura di come stiamo lavorando bene da un punto di vista SEO, magari posizionando una grande quantità di keyword di coda lunga;
  • un aumento del traffico diretto misura un crescente grado di utenti affezionati al nostro sito;
  • un aumento del traffico dai social esprime un’attività crescente sui social network;
  • un aumento del traffico dalle email infine ci fa capire che più iscritti alla nostra newsletter aprono la mail e cliccano sui link in essa contenuti.

Ma l’aumento del traffico referral cosa ci dice?

In senso positivo che un maggior numero di siti che hanno un link verso il nostro ci sta portando traffico, indicatore implicito della qualità del sito e del link.

Tuttavia è importante analizzare le fonti da cui proviene il traffico referral.

Per farlo, è sufficiente:

  • entrare nel tuo account Google Analytics;
  • cliccare su “Acquisizione”;
  • aprire il menu a tendina “Tutto il traffico”
  • cliccare sul collegamento “Referral”.

4 Metodi per individuare i Referral Spam in Google Analytics

Traffico dai referral Google Analytics

Una volta entrato nella sezione Referral in Google Analytics, analizzando i siti potresti scoprire delle visite da siti sospetti, evidenziati in rosso in questa schermata.

Per aiutarti nell’identificazione di questi siti  puoi agire in 4 modi:

1. Usa la configurazione personalizzata di OptimizeSmart

Il primo metodo consiste nel scaricare il report sui referral spam di Google Analytics fornito da OptimizeSmart, che ti consente di creare una configurazione personalizzata su una tua vista di Google Analytics;

2. Osserva gli indizi

Un 2° metodo consiste nell’identificare, tra i referral, quelli con certi indizi: i referrer spam hanno solitamente 5 caratteristiche in concomitanza:

  • una % di nuove sessioni del 100%;
  • una frequenza di rimbalzo pari al 100%;
  • una frequenza di rimbalzo pari al 100%;
  • 1 pagina per sessione;
  • una durata media della sessione di 0 secondi.

 individuare i referral spam google analytics

 

Cosa significa questo? Che sono visite sempre nuove, che entrano, escono dalla stessa pagina, stando sulla pagina o secondi e non navigando nel sito.

3. Confrontali con la lista dei referrer spam

Puoi confrontarli con la lista dei referral spam che trovi qui sotto.

4. Imposta degli avvisi personalizzati in Google Analytics

Un altro metodo per tenere sotto controllo l’insorgere del traffico da spam bots è impostare un avviso personalizzato in Google Analytics, che ci faccia presente non appena si verificano delle condizioni insolite di traffico, come un improvviso picco di sessioni dai referrals o un tasso di rimbalzo anomalo.

Per impostare un avviso personalizzato in Google Analytics basta andare su:

  • Amministrazione
  • Avvisi Personalizzati

 avvisi personalizzati google analytics spam referrals

Ma cosa sono questi siti?

Cosa sono i Referrer Spam o Referral Spam

I Referrer spam occorrono quando il tuo sito riceve del traffico finto da bot spam and questo traffico fasullo viene registrato da Google Analytics.

Quindi la  domanda da porsi prima di tutto è: cosa sono i Bot Spam?

I bot sono dei programmi solitamente utilizzati per l’indicizzazione delle pagine online. Ad esempio, lo stesso Google ha un bot, Google Bot, che usa per fare la scansione del web e indicizzare le pagine.

Questi bot vengono anche chiamati crawler o spider, da cui l’immagine di ragno con cui viene spesso raffigurato Google:

googlebot

Ma i bot non sono usati solo per l’indicizzazione dei siti, ma anche per usi fraudolenti, come raccogliere mail per uso spam. Insomma ci sono bot buoni o bot cattivi.

Impariamo a distinguere i Referrer Spam: Ghost Referral e Crawler tipo Semalt

In realtà ci sono 2 tipologie diverse di referral spam, ghost referrals e crawler della tipologia di Semalt.

I Ghost Referrals

I primi sono i cosiddetti ghost referrals, così chiamati perchè non generano delle visite reali, ma fantasma appunto, al sito web;

Ecco come funzionano i ghost referrals in un’infografica di Ohow:

ghost referrals

I Crawler tipo Semalt

I secondi sono i crawler utilizzati da alcuni servizi di monitoraggio (come il famoso Semalt).

A seconda delle due tipologie, i metodi per bloccarli sono differenti: se per i ghost referrals puoi ad esempio usare i filtri di Google Analytics, per bloccare i crawler come Semalt i metodi, come vedremo, sono fondalmentalmente 4, come ci ricorda l’immagine di MylocalBusiness:

4-Ways-To-Block-SeMalt

3 motivi per non ignorare il problema

Ok, mi dirai tu, ma non posso semplicemente fregarmene?

Probabilmente non staresti leggendo queste righe, ma parliamo comunque dei 3 motivi per cui dovresti risolvere il problema.

  • sporcano i dati di Google Analytics: non ha monitorare l’andamento in termini di visite del sito quando i dati sono sporcati da visite fasulle come quelle dei referral spam. Debellare il problema ti consente di riprendere il controllo dei dati di Analytics.
  • consumano banda: che senso ha consumare banda per dei bot automatici che nulla portano in termini di visite di qualità;
  • creano un peggioramento generale dei dati di Google Analytics: come abbiamo visto prima, tra gli indizi che ci fanno scoprire lo spam bot ci sono alzi tassi di rimbalzo, tempo sulla pagina nullo etc. Non certo dati che danno una bella immagine del nostro sito agli occhi di Google.

5 metodi per bloccare definitivamente i Referral Spam

Una volta che abbiamo compreso cosa sono i referrer spam, passiamo alla pratica, e andiamo a vedere i migliori metodi per bloccare lo spam.

Divideremo questi metodi in 5 parti:

  • software automatici: sono software che ti consentono, in modo automatico, di bloccare i referral spam. E’ sufficiente collegare, come vedremo, il proprio account analytics e la vista, ovvero il sito in cui vogliamo effettuare il blocco dei referrer indesiderati.
  • plugin per wordpress: se usi WordPress come CMS per il tuo sito, ci sono dei plugin che ti possono aiutare nella gestione dei referral spam;
  • metodo manuale: creando degli opportuni filtri in Google Analytics puoi bloccare manualmente il traffico dai referral spam.
  • htaccess: un metodo un pò tecnico e delicato che ti consente di risolvere il problema alla radice.
  • via php: se il tuo sito gira in php puoi usare un sistema opportuno creato dai ragazzi di Nabble.nl.

Come bloccare manualmente i Referrer Spam con i filtri di Google Analytics in 3 passaggi

Partiamo dal modo manuale per bloccare il traffico spam, creando degli opportuni filtri su Google Analytics.

Innanzitutto devi andare su:

  • Amministrazione nel menu di navigazione
  • Tutti i Filtri
  • cliccare su + aggiungi filtro

Google Analytics filtri

Per il ghost referrals puoi creare un filtro che esclusa il nome host:

Google Analytics filtro nome host

Per i crawler spam puoi invece usare un filtro per sorgente campagna:

Google Analytics filtro sorgente campagna

Un’altra possibilità è di escludere direttamente i referral spam come semalt con l’esclusione referral in Google Analytics:

Google Analytics esclusione referral

2 software per i Referrer Spam

Referrer Spam Help

Referrer Spam help

 

Referrer Spam Help è un servizio gratuito che ti consente di identificare e filtrare i referral spam.

Il servizio effettua una correlazione tra i dati presenti in molti siti e consente di identificare lo spam sulla base di una lista condivisa tra vari siti e sul comportamento dei referral spam sui siti.

Il tool automatizza il processo di identificazione dei referrer spam e crea dei filtri non appena li individua.

Referrer Spam Blocker

Referrer Spam Blocker

Referrer spam blocker, analogamente al servizio precedente, si connette alla vista del tuo account Google Analytics per creare dei filtri contro i spam bot.

Il tool usa le API di Google Analytics per automatizzare il processo di installazione di filtri sul tuo account.

Non è richiesta alcuna conoscenza tecnica: Referrer spam blocker filtra sia il traffico dai ghost referral che quello dai crawler spam, installa filtri ed è gratuito.

Una volta creati, puoi trovare i filtri nel tuo pannello di amministrazione di Google Analytics.

Ogni filtro richiede più API calls e è composto da molteplici fonti di traffico spam.

referrer spam blocker filtri

referrer spam blocker filtro

I 4 plugin WordPress più diffusi contro i Referral Spam

Se usi WordPress, puoi usare dei plugin per bloccare il traffico non gradito dai referral. Vediamone insieme 4.

Bot Block – Stop Spam Referrals in Google Analytics (2000+ installazioni)

 WordPress › Bot Block Stop Spam Referrals in Google Analytics « WordPress Plugins

Il plugin blocca i referral spam salvando banda. I referral vengono recuperati da un database ma c’è la possibilità di aggiungerne.

Tra le 2 funzioni principali del plugin ci sono:

  1. la capacità di stoppare il traffico spam prima che raggiunga il tuo sito e venga conteggiato nelle statistiche di Google Analytics;
  2. salvare banda.

Tra le funzionalità:

  • Il traffico spam può essere ridirezionato con un redirect 301 o mostrare un errore 403;
  • statistiche dettagliate;
  • possibilità di aggiungere anche i sottodomini spam come spam.semalt.com;

Analytics Spam Blocker (1000+ installazioni)

 WordPress › Analytics Spam Blocker « WordPress Plugins

Questo plugin blocca siti spam come semalt.com e buttons-for-website.com ridirezionando gli spam bots prima che raggiungano il sito e sporchino le statistiche di Google Analytics.

Block Referer Spam (1000+ installazioni)

WordPress › Block Referer Spam « WordPress Plugins.

Block Referer Spam consente di bloccare gli spam bot. Non necessità di configurazione e auto aggiorna la lista dei bot spam.
Tra le funzionalità:
  • aggiornamento automatico o manuale della lista di referrer spam;
  • possibilità di aggiungerne di nuovi;
  • blocco tramite mod_rewrite or WordPress.

Block Referral Spam (1000+ installazioni)

 WordPress › Block Referral Spam « WordPress Plugins

Semplice da usare, senza necessità di configurazione, il plugin blocca 375+ domini spam.

Bloccare i Referral Spam via PHP

Per chi ha un sito che gira in PHP, i ragazzi di Nabble.nl hanno creato un pacchetto di file php che consente di bloccare i crawler spam come Semalt: puoi trovare il Semalt Blocker di Nabble qui.

Bloccare i Referrer Spam via Htaccess

Bloccare i crawler spam tramite htaccess

Per bloccare i referrer spam del tipo crawler spam come Semalt, tramite htaccess, puoi aggiungere il codice seguente:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^https?://([^.]+\.)*semalt\.com\ [NC,OR]

RewriteRule .* – [F]

Questo codice bloccherà tutti i referrals http and https da semalt.com e i suoi sottodomini.

Bloccare indirizzo IP tramite htaccess

Analogamente, puoi bloccare l’indirizzo IP usato dal bot spam in htaccess così:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

Order Deny,Allow

Deny from 234.45.12.33

Bloccare range di indirizzi IP tramite htaccess

Oppure, puoi bloccare direttamente il range di indirizzi IP usati dallo spam bot come segue: 76.149.24.0/24 è il range in questione  CIDR, un metodo usato per rappresentare un range di indirizzi IP range. In questo modo puoi bloccare in modo più efficace rispetto ai singoli IP e richiede meno spazio al tuo server. Per convertire un CIDR in un range IP e viceversa puoi sare questo strumento:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

Deny from 76.149.24.0/24

Allow from all

Impedire agli user agents degli spam bots di accedere al sito

Con le stringhe seguenti puoi bloccare direttamente i bot spam:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} Baiduspider [NC]

RewriteRule .* – [F,L]

Puoi fare lo stesso in Google Analytics, impostando un filtro che blocchi determinati bot e spider.

Una lista aggiornata dei Referral Spam

In rete si possono trovare numerose liste aggiornate di referrer spam.

Tra le varie, eccone alcune:

  • https://perishablepress.com/blacklist/ultimate-referrer-blacklist.txt
  • https://dl.dropboxusercontent.com/u/12249901/Temp/spam-list.txt
  • https://github.com/devimweb/bot-public-list
  • https://github.com/piwik/referrer-spam-blacklist

Ora tocca a te

E tu? Hai avuto a che fare con i referral spam? Che soluzioni hai implementato nel tuo sito per arginare il traffico spam da questi bot? Parliamone nei commenti!

 

 

 

 

 

2002

Come utilizzare Google Analytics e Google Webmaster Tool per scoprire le parole chiave "not provided".

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C’era una volta, in Google Analytics, la possibilità di identificare le parole chiave con cui gli utenti accedevano a un sito. Parlo al passato perchè l’introduzione del “not provided” ha segnato un passo (o sarebbe meglio definirlo un arretramento) epocale nel mondo di di Google Analytics, impedendo di sapere per quali chiavi di ricerca accedono gli utenti. Non tutti gli utenti certo, ma spesso una gran parte, come testimonia il fatto che la voce “not provided” è spesso la prima nella classifica delle parole chiave da cui gli utenti accedono a un sito web. L’introduzione del “not provided” segna quindi un danno non indifferente, togliendo la possibilità al webmaster di sapere l’origine di un visitatore in termini di query e trarne le relative considerazioni.

Significato o origine del “Not Provided”

Ma come mai compare la voce “not provided”? Cerchiamo innanzitutto di capirne il significato: letteralmente traducibile con “(dato) non fornito”, il not provided è proprio degli utenti che entrano in un sito connessi a Google, che vengono reindirizzati automaticamente alla versione https, per la quale viene fornita come parola chiave proprio la voce “Not Provided”, impedendo di registrare le parole usate per accedere al sito.

Tutto ciò avviene dal 5/6 marzo 2012, data in cui Google ha esteso anche all’Italia il re indirizzamento automatico alla versione https per gli utenti loggati ai propri servizi. Il problema è che molti utenti, anche non sapendolo, sono automaticamente loggati su Google semplicemente grazie all’utilizzo di Gmail, la cui rapida diffusione ha esteso la portata del problema. Una volta compreso il perchè Google Analytics impedisce la visualizzazione delle query di ricerca, cerchiamo di capire come individuare le parole nascoste sotto la voce “Not Provided”.

I metodi per scoprire le query “Not Provided”

Vediamo alcuni metodi per interpretare le query nascoste dalla voce. I metodi proposti sono vari, alcuni piuttosto tecnici. In questa sede ne analizziamo nel dettaglio due, facilmente fruibili anche da utenti non esperti grazie all’utilizzo di Google Analytics e Google Webmaster Tool. Per chi vuole approfondire, esistono altri metodi tra cui segnaliamo:

  • la decodificazione delle stringhe di ricerca di Google: http://moz.com/blog/decoding-googles-referral-string-or-how-i-survived-secure-search
  • l’implementazione nel sito di un modulo che chiede la parola chiave che ha digitato l’utente per entrare nel sito: https://blog.kissmetrics.com/crack-keyword-not-provided/
  •  l’analisi della ricerca effettuata dentro il sito: http://blog.crazyegg.com/2013/01/17/set-up-internal-site-search-analytics/

Metodo #1: Confrontare Google Analytics e Google Webmaster Tool

Il primo metodo per interpretare le keyword celate sotto alla voce “not provided” è effettuare un confronto tra le query rilevate dallo strumento Google Webmaster Tool e quelle di Google Analytics. Il metodo è piuttosto semplice: le query che registrano un buon numero di impressions su Google Webmaster Tool ma non sono presenti su Google Analytics sono forse nascoste sotto la voce “not provided”. E’ un metodo che richiede ovviamente l’accesso ai due strumenti e un pò di lavoro, ma è facilmente implementabile con Excel e non richiede particolari competenze.

Metodo #2: Scoprire le keyword Not Provided con dei filtri in Google Analytics in 7 passiGoogle Analytics not provided

Un’altro modo per svelare le keyword nascoste sotto la voce “not provided” è settare Google Analytics con un nuovo filtro.

I passaggi sono illustrati nei due screenshot qui sotto (tratti dalla versione più aggiornata di Google Analytics):

  1. vai in Amministrazione di Google Analytics
  2. seleziona il Profilo e la relativa Proprietà dal menu a tendina Account
  3. clicca su Tutti i Filtri / Nuovo Filtro
  4. aggiungi le Viste (i siti) che fanno parte dell’account a cui vuoi applicare il nuovo Filtro
  5. a questo punto, che tu abbia un solo sito nel Profilo o diversi siti (Proprietà), i procedimento è analogo. Il passo successivo è quindi selezionare Tipo di Filtro / Personalizzato / Avanzato 
  6. Google Analytics not provided 1Compila il Campo A, Campo B, Campo C come indicato in figura
  7. Seleziona come obbligatori i campi A,B,C e “Sovrascrivi campo output”
  8. Salva il tutto.

Google Analytics not provided 2

 

Conclusioni

Abbiamo visto come l’utilizzo integrato di Google Webmaster Tools e Google Analytics ci possa consentire di intuire le parole chiave nascoste sotto la voce “Not Provided”. E tu hai sperimentato altri metodi? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!