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In un precedente articolo abbiamo parlato dell’importanza della segmentazione delle email al fine di aumentare i tassi di apertura delle newsletter, i clic sui link in essa contenuti e i tassi di conversione della pagina di destinazione.

Il principio alla base della segmentazione delle liste di email è semplice: far arrivare un messaggio mirato, ovvero una mail a una persona potenzialmente interessata ad essa, sulla base di informazioni che abbiamo precedentemente desunto.

Se gli iscritti alla tua newsletter possono avere interessi differenti sulla base di cui segmentare il messaggio, ci sono una categoria di iscritti spesso trascurata: i contatti inattivi, quelli che termini tecnici inglesi vengono chiamati dead email subscribers.

Quanti Zombie ci sono tra i tuoi iscritti alla newsletter?

Gli iscritti inattivi sono coloro che si sono iscritti alla tua newsletter ma che da un certo periodo di tempo non interagiscono in nessun modo con i tuoi messaggi.

Cosa significa interagire? Ci sono varie forme di engagement nell’email marketing, dal più basilare al più profondo, vediamoli insieme.

  • tassi di clic: questa è la metrica che viene spesso considerata tra le più attendibili nel valutare il rating di un iscritto alla newsletter, ovvero il suo engagement, la sua partecipazione attiva (o meno) alla tua newsletter. Cliccare sul link contenuto in una mail denota un interesse più profondo, se non altro perchè presuppone che il tuo iscritto abbia aperto la mail , l’abbia letta e abbai deliberatamente deciso di cliccare su un link.
  • tassi di risposta: spesso avviene che il destinatario della tua newsletter risponda alla tua email. Questo è un segnale di ulteriore engagement nei confronti della tua newsletter, perchè il tuo iscritto non solo ha aperto e letto la tua mail, ma si è preso la briga di rispondere ad essa.
  • rimbalzi (bounces): è un termine che identifica le email che tornano al mittente. Solitamente si distingue tra hard bounce, quando tipicamente la mail non esiste più, o soft bounce quando il rimbalzo è causato da un problema temporaneo. I rimbalzi sono tra i fattori presi in considerazione dai software di email marketing come Get ResponseAweber o Mail Chimp per identificare la qualità di un indirizzo email, in gergo tecnico il suo rating.

Il rating dei tuoi iscritti

Come anticipavo, molti software di email marketing danno un voto agli indirizzi email, desunto proprio dalle metriche di cui abbiamo parlato qui sopra: Mail Chimp, ad esempio, assegna il rating con delle stelline, da 1 a 5, a seconda della qualità dell’indirizzo email:

Member Rating MailChimp

In questo post cerchiamo di capire:

  • perchè dovresti dedicarti ai membri della tua lista con rating superiore;
  • come identificare i membri “zombie”;
  • cosa fare con gli utenti inattivi, gli zombie appunto, con 2 possibili soluzioni: eliminarli, facendo un pò di pulizia della lista, o tentare di stimolare nuovamente la loro partecipazione.
  • alcune case histories di come sono stati gestiti i “dead email subscribers”, con soluzioni anche drastiche come quella di Hubspot.

Come identificare gli zombie nella tua lista di email

Come abbiamo detto, una modalità particolare di segmentazione della tua lista di contatti email è la gestione dei contatti inattivi.

Qui non stiamo parlando di destinare una mail mirata a un segmento di iscritti con determinati interessi, ma di gestire un problema che affligge una gran parte degli iscritti alle newsletter.

Sì, e se fai un controllo potresti avere un’amara sorpresa, una componente rilevante degli iscritti alla tua lista fa solo numero, senza partecipare in alcun modo: secondo alcune statistiche, la percentuale di contatti inattivi può arrivare anche fino al 70% degli iscritti alla newsletter.

Ok, dire “ho 10.000 iscritti alla newsletter” fa figo, ma se il 40% sono indirizzi che non aprono nemmeno la tua mail, al di là della riprova sociale, le tue iniziative di email marketing ne risentono.

Perchè? Detta in altro modo, quali sono i buoni motivi per affrontare e gestire il problema degli iscritti inattivi?

Vediamone insieme tre.

3 buoni motivi per fare pulizia dei contatti email inattivi

  • la qualità della tua lista di iscritti non è basata sulla quantità: se ti domandi per un attimo qual’è lo scopo delle tue newsletter, sia esso vendere un prodotto, creare un rapporto, informare su delle novità, in nessun modo alcuno di questi obiettivi può essere raggiunto da membri che non aprono nemmeno la tua mail, o interagiscono al minimo.
  • peggioramento generale delle metriche: immagino tu guardi l’andamento delle tue newsletter. E cosa guardi? I tassi di apertura, i tassi di clic, le disiscrizioni…ok, ma se il 40% dei tuoi iscritti non partecipa, questo influisce pesantemente nell’andamento generale delle tue newsletter.
  • il terzo motivo è forse il più stringente: molti software di email marketing si fanno pagare a numero di iscritti. Ok money is in the list dice un noto motto, ma se nella lista ci sono solo contatti inattivi, dove sta il guadagno? I contatti inattivi costituiscono in questo caso solo un costo.

Ok, a questo punto cerchiamo di capire perchè nella tua lista di email ci sono degli zombie e le loro tipologie: sì, perchè a seconda del loro grado di partecipazione con i tuoi messaggi, possiamo distinguerli in;

Zombie di primo livello: chi non apre nemmeno le tue newsletter

Sono gli utenti che non aprono nemmeno le tue email. Come puoi identificarli? In Mail Chimp, una volta entrato nella lista, segmenta in questo modo:

email subscribers did not open any campaign segment mail chimp

Come può essere che una parte (anche consistente) dei tuoi iscritti non abbia nemmeno aperto una delle precedenti 10 campagne?!

I motivi possono essere vari. Vediamone 2 tra i più comuni.

Le tabs promozioni e aggiornamenti di Gmail

Con l’avvento della tab promozioni di Gmail l’email marketing ha perso almeno 5 delle sue 7 vite (come il gatto).

Se usi Gmail, avrai notato che molti messaggi vengono recapitati direttamente nella tab “Promozioni” o “Aggiornamenti”, riducendone la visibilità che avrebbero nella tab “Principale”:

tab promotion gmail email marketing

Sai il problema qual’è? A parte la ridotta visibilità, la tab promozioni non è di default inserita tra le tab, ovvero l’utente deve inserirla di sua spontanea volontà.

Come identificare la portata del problema? Basta segmentare gli utenti inattivi per client di posta, ecco come fare in Mail Chimp:

mail chimp segment did not open campaign and email client gmail

Cosa ho fatto? Ho detto a Mail Chimp: trovami tutti gli iscritti che soddisfano queste 2 condizioni allo stesso tempo:

  • non hanno aperto nemmeno una delle ultime 10 mail;
  • hanno gmail.

La mail che hai è inutilizzata

Dimmi la verità: quando ti iscrivi a una newsletter dai la tua mail principale?

Io stesso non lo faccio, ho più indirizzi email, il mio principale e altri per questi scopi. E’ chiaro che il tuo iscritto ti ha lasciato una mail che guarda poco, ecco spiegato il suo scarso engagement.

Le statistiche sembrano confermare questo fenomeno: negli USA il 17% delle persone cambia email ogni 6 mesi e il 40% ogni anno.

Le mail finiscono nello spam

E’ un’appendice al problema di gmail. Le tue mail potrebbero finire nello spam. Come risolvere questo problema? Lo vediamo tra poco.

Non gliene frega nulla di quello che hai da dire ma non si disiscrivono

Ecco la quarta possibilità: il tuo utente non ha gmail, le tue mail arrivano nella casella principale, ma non le aprono nemmeno.

E allora perchè non disiscriversi?

Magari per non fare brutta figura, o non sanno come fare, o semplicemente sono troppo pigri per farlo. Magari è un utente che hai inserito controvoglia, che conosci e che immagini abbia delle remore per disiscriversi.

Come gestire gli zombie di 1° livello

Ok, a questo punto resta da capire come gestire gli zombie di 1° livello, chi non apre nessuna delle tue email.

Le possibilità sono sostanzialmente 2: eliminare o tentare il re engagement, ovvero il recupero dell’utente.

#1 Fare Pulizia

La prima possibilità che hai è provvedere tu stesso a discrivere gli utenti inattivi, ma ti consiglio di provvedere a questa “soluzione finale” non prima di aver tentato di recuperarli, vediamo come.

#2 Cercare di farli interagire nuovamente

Prima di cercare le soluzioni, serve indagare le cause no? Bene, le cause le abbiamo viste e possono essere ricondotte a 2 macro motivazioni:

  • o non la vede, perchè finisce nella Tab Promozioni o Aggiornamenti di Gmail o perchè ti ha dato una mail secondaria;
  • o non gliene frega niente ma non si disiscrive.

Ecco 3 possibili soluzioni:

#1 Educa il tuo iscritto

Educare il tuo iscritto significa chiedere, ad esempio, di:

  • inserire il mittente, ovvero la mail da cui mandi le newsletter, tra i suoi contatti;
  • attivare la tab “Promozioni” di Gmail;
  • se la mail dovesse essere finita nello Spam, comunicare al client di posta che non sei uno spammer;
  • dare il proprio indirizzo di posta principale.

Ecco un possibile messaggio, quello che uso io per la newsletter di Web Marketing Academy:

Grazie della tua iscrizione Web Marketing Academy

#2 Non farti fregare dai filtri

Come mai la tua mail finisce nello spam? O nelle promozioni?

Il client di posta del tuo destinatario la interpreta come spam, o promozione.

Ci sono vari consigli per non far apparire il proprio messaggio come spam o pubblicità, eccone qualcuno:

  • non abbondare con i link nel corpo del messaggio;
  • non usare come oggetto delle mail termini maiuscoli o troppi punti esclamativi;
  • usa come mittente una mail con il tuo nome e cognome (grazie a Fabio Sutto per il suggerimento).

#3 Scrivi una lettera d’addio

L’ultima possibilità? Scrivi una lettera d’addio, in cui spieghi al tuo destinatario che, vista la sua partecipazione, lo rimuoverai dalla mailing list.

Ecco un esempio di come Giacomo Freddi di Internet Business Cafè  gestisce in modo efficace gli utenti inattivi:

In sostanza, Giacomo chiede di aggiornare i contatti, presupponendo che l’indirizzo in questione non sia il principale dell’utente, che in ogni caso ha aperto le mail ma non le ha cliccate, come la prossima categoria di cui andiamo a parlare, gli Zombie di 2° livello.

Un’altra modalità può essere fare una domanda esplicita ai tuoi iscritti inattivi: ti va di continuare a ricevere le mie comunicazioni?

Ecco un esempio tratto da BlogMarketingAcademy.com:

Why Periodically Deleting Email Subscribers Makes Sense

Ecco un terzo format, composto da una serie di 3 email, che ha consentito di riattivare un 5% di iscritti inattivi per una valore di 13.000 dollari:

Reactivate Your Nonprofit s Email List Nonprofit Marketing Getting Attention

Zombie di 2° livello: aprono le tue newsletter, ma non cliccano mai sui link

Ecco il 2° livello: è l’utente che apre le tue mail, ma non ha mai cliccato su un link contenuto in esse.

Ecco come trovarli in Mail Chimp:

did not click any campaign mail chimp segment

Creo un segmento dove chiedo a Mail Chimp di identificare chi non ha cliccato su alcuna delle ultime 5/10 campagne.

Come mail queste persone non cliccano?

Un motivo può essere che i tuoi anchor text e call to action sono fiacchi.

Cosa spinge un utente a cliccare su un link? Call to Action e anchor text.

Come puoi migliorarli? Ad esempio testandone di diversi, e vedendo nelle statistiche quali funzionano meglio

Ecco un report di Mail Chimp che mi dice quali sono i link più cliccati in una mail:

click link mail chimp

Come vedi nell’esempio qui sopra, i link più cliccati sono spesso quelli più in alto, quindi un altro suggerimento può essere di collocare più in alto i link alla tua mail.

Un ultimo suggerimento? Diversifica i link!

Ci sono varie tipologie, link testuali e banner ad esempio:

bottone e link tesuale mail chimp

Come riattivare gli Zombie con il retargeting

Ok, abbiamo visto qualche iniziativa per riattivare i contatti inattivi della tua lista di email.

Lo abbiamo fatto con le stesse mail però: nel caso la situazione non si dovesse sbloccare all’interno dello stesso strumento, puoi cercare di coinvolgere nuovamente i contatti inattivi con alcune strategie: vediamo quali.

Fai retargeting con il Pubblico Personalizzato di Facebook Ads

Conosci il Pubblico Personalizzato di Facebook Advertising?

Tra le sue funzioni c’è la possibilità di mostrare il tuo annuncio pubblicitario di Facebook a una lista di indirizzi email, che puoi anche caricare da Mail Chimp:

pubblico personalizzato facebook ads.

Bene, a questo punto avrai capito: puoi creare una lista dei tuoi contatti inattivi e farne un Pubblico, a cui destinare un annuncio di Facebook Advertising, finalizzato a stimolare il re engagement del tuo utente o la sua iscrizione alla tua newsletter con un’altra mail.

Fai retargeting con il Customer Match di Google Adwords

Come abbiamo visto prima, uno dei motivi per cui ci sono degli iscritti inattivi nella tua lista di email dipende dal fatto che spesso, per chi usa Gmail la mail arriva nella Tab “Promozioni”, che ha una visibilità più ridotta della Tab Principale e che talvolta non è neppure attivata.

Un possibile escamotage per raggiungere gli utenti che usano gmail ma non stanno aprendo o interagendo con le tue email è quello di usare il Customer Match di Google Adwords.

Come funziona il Customer Match?  Customer Match consente di caricare un elenco di indirizzi email, che quando effettuano l’accesso a Google, YouTube o Gmail, vedranno i tuoi annunci.

Ecco un esempio di come funzionano i customer match di Adwords:

customer match adwords.

Per implementarli ecco i passaggi:

  • accedi al tuo account Google Adwords e vai su Libreria Condivisa / Segmenti di Pubblico
  • a questo punto dal menu a tendina “elenco per il remarketing” seleziona “email dei clienti”

Fatti questi primi passaggi, potrai caricare una lista di email, anche non di gmail, e mostrare i tuoi annunci su:

  • Gmail;
  • Rete di ricerca;
  • You Tube.

adwords customer match 1

Ma il customer match di Adwords funziona? Secondo una ricerca di Wordstream il match delle email del Customer Match di Google Adwords è superiore sia al Pubblico di Facebook Ads che all’analoga funzione di Twitter Advertising:

 AdWords’ Customer Match WordStream

 

Cancellare o non cancellare? Questo è il dilemma

Ricapitoliamo le file del nostro discorso.

Abbiamo visto come gli Zombie, ovvero gli utenti inattivi presenti nella tua mailing list siano un fenomeno tutt’altro che raro, che raggiunge anche quote del 70% degli iscritti.

Abbiamo anche visto come non risolvere quest situazione può portare a conseguenze negative in termini di rendimento delle tue campagne di email marketing e di costi.

Abbiamo visto inoltre come definire gli utenti inattivi e come ri attivarli, tramite una serie di email o tramite il retargeting.

Ma alla fine che si fa con coloro che non siamo riusciti a recuperare? Le soluzioni sono sostanzialmente 2: tenere le cose come stanno o cancellare.

Soluzione #1: tenersi i contatti inattivi

Ma come, non abbiamo detto che i contatti inattivi non fanno bene?

Secondo SmartInsights, i contatti inattivi sono stati in grado di generare 120.000 dollari e un rendimento del 14%.

Ma fatta eccezione per questo raro (e poco spiegato) caso, nella maggior parte dei casi non resta che dire addio. Vediamo chi l’ha fatto e come.

Soluzione #2: Disiscrivere i contatti inattivi

Il caso Hubspot: 250.000 mail cancellate

Hubspot costituisce un esempio coraggioso di chi ha cancellato 250.000 su 550.000 iscritti, il 45% della propria mailing list, constatando che una larga fetta di iscritti appartiene alla “greymail“, ovvero chi si è iscritto alla tua mailing list ma in realtà non la vuole.

Il Caso Entrepreneurs-journey.com: 30.000 mail cancellate

Un altro caso coraggioso è quello di  Entrepreneurs-journey.com, che constatando come metà dei propri iscritti fossero inattivi e allo stesso tempo constatando i costi di mantenerli su Aweber, ha deciso di cancellarli, riducendo la lista di iscritti da 65.000 a 35.000.

Ora tocca a te

Ora tocca a te: è ora di capire quanti iscritti alla tua mailing list sono inattivi, tentare di ri attivarli ed eventualmente fare pulizia e cancellarli.

Ti è mai capitato di farlo? Parliamone nei commenti!

 

 

 

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Se usi l’email marketing nelle tue strategie di web marketing, c’è un semplice metodo che ti può consentire di aumentare i tassi di conversione, i tassi di apertura e di clic e di risposta delle tue mail. Quale? La segmentazione delle liste.

Una delle basi del marketing, oltre che del web marketing, afferma che devi inviare il messaggio giusto all’utente giusto. La segmentazione nell’email marketing funziona proprio a partire da questo principio, inviando la mail mirata all’utente più propenso ad interagire con essa, sia che questo significhi aprire la mail, cliccare nel link che vi è contenuto, effettuare l’iniziativa di conversione che ci si aspetta nel sito.

Prima di approfondire nel dettaglio come operare una segmentazione degli indirizzi email,  i benefici di questa strategia e alcune case histories di successo, partiamo dall’inizio chiedendoci: cosa significa segmentare la propria lista di indirizzi email?

Cosa significa fare segmentazione delle email

Ipotizziamo tu abbia una lista di indirizzi email di persone diverse.

Queste persone si potrebbero essere iscritte alla tua newsletter da articoli di categorie diverse,  provenendo da Google.

Ad esempio, su Web Marketing Academy le persone si iscrivono alla newsletter entrando da alcune parole chiave di coda lunga ricercate su Google, trovano un Pop Up o un altro strumento di iscrizione alla newsletter e inseriscono la propria email.

Il punto è che non tutti sono arrivati dalla stessa fonte: ad esempio, se guardo gli ultimi 3 iscritti alla mia newsletter:

Cosa ci dice questa informazione?

Che Glenda e Daniele potrebbero essere interessati all’ambito SEO e Link Building, rispetto a Massimiliano che invece potrebbe essere più interessato a scoprire delle maniere per guadagnare online scrivendo contenuti.

Qui ci sono già delle informazioni utili per operare una segmentazione delle email: potresti infatti inviare delle comunicazioni specifiche relative alla SEO a Glenda e Daniele, altre relative al copywriting e al guadagnare online a Massimiliano.

Ecco come può essere rappresentato un invio massivo di email a tutti, senza tenere conto degli interessi e delle differenze di ogni destinatario. Come puoi vedere rappresentato in questa bella immagine tratta da Zapier, ad alcuni il tuo messaggio massivo interesserà, ad altri potrebbe lasciare indifferente:

zapier email segmentation

D’altra parte, riprendendo sempre l’immagine, un invio di email a segmenti specifici lascerà tutti soddisfatti, perchè il messaggio giusto arriva alla persona giusta.

zapier email segmentation 2

Di cosa hai bisogno per segmentare in liste le tue email

Ok, ma di cosa hai bisogno per operare una segmentazione? Essenzialmente di 2 strumenti:

Dati

I dati sono fondamentali. Più cose sai del tuo iscritto, meglio puoi operare una segmentazione e inserirlo in una lista o segmento appropriato.

Quali sono i dati che ti possono essere utili? Gli stessi in base ai quali puoi creare dei segmenti, ad esempio:

  • fonte: da dove si è iscritto alla newsletter il tuo utente? Tramite Google? Da Facebook? E ancora: su che argomento? Da una conversazione o una parola chiave relativa a un argomento piuttosto che un altro?
  • comportamento nelle email: chi sono quelli che aprono le tue email? E quelli che le cliccano? E quelli che non hanno mai aperto le tue ultime 5 email? I dati sul comportamento dell’utente sono uno strumento utile per segmentare i tuoi iscritti.
  • comportamento d’acquisto: se hai un ecommerce, chi sono i tuoi clienti? Cosa comprano? Un settore merceologico in particolare? Chi sono gli utenti che hanno abbandonato il carrello?

Questi sono solo alcuni dei dati di cui hai bisogno per segmentare le tue liste di email. Come vedremo più sotto, Mail Chimp e altri provider di email marketing ti consentono di segmentare i tuoi iscritti in base a numerosi dei fattori visti, per il resto puoi aiutarti con gli strumenti di acquisizione degli indirizzi email o con Google Analytics.

Strumenti

Gli strumenti di cui hai bisogno sono essenzialmente 3:

Un software di email Marketing

Che tu voglia usare Get ResponseAweber o Mail Chimp, l’importante è che il tuo provider ti dia la possibilità di organizzare in liste i tuoi contatti email; Ecco come funziona in Mail Chimp:

segment mail chimp

Google Analytics

Sapere la fonte del tuo iscritto potrebbe essere utile per segmentare meglio la tua lista; per farlo basta fare in modo che chi si iscrive alla tua newsletter vada ridirezionato a una pagina che funge da obiettivo. In questo modo, settando un obiettivo in Google Analytics, ho la possibilità di sapere la provenienza del mio visitatore:

 Flusso obiettivo Google Analytics

Un software di acquisizione di indirizzi email

Sumome, un software per l’acquisizione degli indirizzi email, dà la possibilità di generare un report dove so da dove è venuto chi si è iscritto alla newsletter .

I benefici della segmentazione delle email

Secondo una ricerca compiuta da Emarketer.com, la segmentazione delle email ha portato:

  • un incremento dei tassi di apertura del 39% e della deliverability del 24%;
  • una diminuzione del tasso di disiscrizione del 28% e parallelamente una diminuzione delle lamentele per spam del 15%;
  • una maggior rientro in termini di revenue (24%), leads (24%), transazioni (18%), acquisizione del cliente (15%);
  • un miglioramento della rilevanza del messaggio inviato del 24%, un accrescimento del passaparola (14%);

email marketing segmentation

A questa ricerca fa eco Mail Chimp, secondo cui le campagne di email marketing dove è stata operata una segmentazione hanno performato nettamente meglio di quelle non è stata fatta, in termini di:

  • tassi di apertura maggiore del 14.47%;
  • aperture uniche maggiori del 10.55%;
  • clic maggiori del 58.89%;
  • rimbalzi  (bounces) maggiori del 0.14%;
  • disiscrizioni minori del 7.88% e anche i report per abuso, diminuiti del 6.40%:

List Segmentation on Email Marketing Stats MailChimp

Come creare dei segmenti di iscritti alla newsletter in Mail Chimp in 2 passaggi

Arrivati a questo punto non ci resta che capire come effettuare in modo pratico una segmentazione degli utenti.

Le schermate che seguono sono tratte da Mail Chimp, ma qualsiasi piattaforma di Email Marketing, come MDirectorGet Response o Aweber è dotata di queste funzionalità.

In Mail Chimp, una volta entrato in List, clicca su Segment e create a segment:

create a segment mail chimp

A questo punto puoi creare dei segmenti scegliendo di includerci gli utenti che soddisfano tutte o alcune delle condizioni che decidi.

Ad esempio, nella schermata qui sotto, ho deciso di creare un segmento di una lista con le persone che soddisfano contemporaneamente 2 condizioni:

  • hanno cliccato su una delle mie ultime 5 mail;
  • sono iscritte dopo il 1 gennaio 2015:

 create a segment mail chimp 2.

Io ho scelto di segmentare con un’attività (il clic su una delle ultime email) e la data di iscrizione, ma puoi scegliere tra varie opzioni, ad esempio puoi creare delle liste sulla base di:

  • l’attività dell’iscritto sul tuo autoresponder (automation activity);
  • l’attività sulla campagna: chi ha aperto la mail e chi ha cliccato sui link;
  • chi ha risposto e chi no;
  • quando si è iscritto;
  • l’email client, ovvero se usa gmail o altro;
  • la lingua e il luogo;
  • la fonte di iscrizione; Mail Chimp, grazie all’integrazione Social,  dà anche la possibilità di segmentare le persone iscritte che hanno cliccato mi piace sulla tua Pagina Facebook o sono folllowers su Twitter;
  • la data di iscrizione;
  • il nome, la mail o altri dati.

Puoi trovare la lista completa delle opzioni di segmentazione di Mail Chimp a questo link.

9 Case History di successo di segmentazione delle email

Ok, ma un’azienda come può applicare in pratica la segmentazione ai propri indirizzi email? E con che risultati? Vediamolo con le 9 case history che seguono.

SwayChic: +40% tassi di apertura

SwayChic è un sito di moda per donne: grazie alla segmentazione della propria lista basata sulle abitudini di acquisto e ò’invio in orari ad alto engagement, è riuscita ad aumentare i tassi di apertura del 40%.

Hubspot: + 16.4% di CTR

HubSpot, il noto software per l’inbound marketing, ha implementato una segmentazione delle email come parte integrante della propria strategia di web marketing, riuscendo a incrementare del 16.4% il CTR delle email, un incremento migliore del 583% rispetto allo standard del 2.4% rilevato nel settore.

Isotoner: + 7000% di revenue

Isotoner, ecommerce specializzato in pantofole, guanti e berretti, ha incrementato la revenue delle proprie iniziative di email marketing del 7000% semplicemente segmentando la lista in base ai prodotti che gli utenti cercavano una volta approdati nel sito.

OpenMoves: dal 90 al 95% dei tassi di deliverability

OpenMoves, specializzato nell’email marketing, ha segmentato la lista di un cliente in 2 gruppi, in base al fatto che le persone avessero e meno cliccato un link contenuto nella mail in una campagna. Dopo aver inviato una mail a coloro che avevano cliccato e nessuna mail agli altri, hanno assistito a un incremento dei tassi di consegna (deliverability) della mail dal 90% al 95%, aiutando così ad evitare le blacklist spam.

Johnny Cupcakes: + 123% di conversioni

Il brand di abbigliamento Johnny Cupcakes aveva una lista di iscritti alla mailing list di 80,000 clienti, che tuttavia, prima della segmentazione della lista, ricevevano tutti lo stesso messaggio.

Per rendere il messaggio più efficace, il brand inizialmente ha cercato di reperire maggiori informazioni possibili dei profili social dei propri clienti, riuscendo a reperire dati come genere, interessi e abitudini.

La prima segmentazione ha portato un aumento da vari punti di vista:

  • 42% di aumento di CTR;
  • 123% di aumento del tasso di conversione;
  • 141% di aumento nella revenue per campagna;

Doggyloot: + 750% CTR

Doggyloot, un ecommerce di prodotti per cani, ha inizialmente segmentato gli utenti basandosi sul cane che possiedevano: i clienti con cani grossi ricevevano email diverse da quelli di una cane di piccola taglia.

L’aspetto interessante di questa case history è come DoggyLoot ha ottenuto queste informazioni: incentivando gli iscritti alla newsletter a condividere la taglia e la data di nascita del cane.

Alla fine la campagna è stata segmentata per 3 liste di possessori di cani, portando come benefici:

  • un aumento del tasso di apertura del 10.2%;
  • un aumento del 410% del CTR;
  • un aumento del 13% della revenue.

Store di abbigliamento: + 5.5x vendite

fashion_store email segmentation

Ina una case study pubblicata sul sito CanopyLabs, si cita uno store di abbigliamento che ha ottenuto importanti benefici dalla segmentazione delle email.

In particolare, il brand ha targetizzato i clienti che avevano fatto un grosso acquisto per poi non ritornare più sul sito per diversi mesi, determinando un tasso di apertura e di clic superiore del 1.4% e un tasso di conversione superiore di 5.5 volte.

Eventful: +400% di riattivazione degli iscritti inattivi

Eventful è riuscito a riattivare il 400% degli iscritti inattivi alla newsletter (quelli che non aprono le mail, non cliccano sui link in essa contenuti…) targetizzando le email in base agli artisti con cui i clienti hanno interagito nel sito.

Oltre alla re engagement degli utenti inattivi, Eventful è riuscito anche ad aumentare

  • del 26% il tasso di apertura;
  • del 97% il CTR;

Air New Zealand

Air New Zealand ha creato una campagna di segmentazione delle email composta da 2 tipologie di email:

  • delle mail prima del volo, che includevano immagini della destinazione, aggiornamenti sul meteo, dettagli del volo.
  • delle mail post volo;

Le prime hanno ottenuto un tasso di apertura del 69% e un tasso di clic del 38%, sopra le medie di settore.

Le secondo hanno ottenuto  un tasso di apertura del 62% e un tasso di clic del 40%.

4 idee per iniziare a segmentare la tua lista di email

Veniamo alla pratica: come puoi segmentare le tue liste di email per ottenere maggiori tassi di apertura, di clic e di conversioni?

Vediamo insieme 4 idee per iniziare, partendo da 4 tratte da una ricerca di Mail Chimp sulla segmentazione delle mail.

Segmenta per campo

Una prima modalità di segmentazione delle email è per “merge field”, ovvero i classici campi che richiedi nel modulo di iscrizione alla newsletter.

Possono essere il nome, la email o qualsiasi altro dato che puoi aver chiesto ai tuoi utenti.

I risultati maggiori si hanno sul tasso di clic, in aumento del 41.30%.

segment merge field MailChimp

Segmenta per data di iscrizione alla newsletter

MailChimp dà la possibilità di segmentare anche per data di iscrizione alla newsletter.

Questo dato può essere usato per segmentare la tua lista in vari modi, ma viene usato principalmente per segmentare i nuovi iscritti e quelli iscritti da più tempo.

I benefici di questo approccio come prima i tassi di apertura e di clic:

segment date added signup MailChimp

Segmenta per interesse

Un’altra maniera efficace per segmentare l’utente è per interesse: puoi desumere gli interessi dei tuoi iscritti da sondaggi e quiz, oltre che dalla pagina di iscrizione o dalla pagina che hanno visitato.

Ecco i benefici di una campagna segmentata per interesse:

 segment interest mail chimp

Segmenta per attività

Chi apre la tua mail? Chi clicca sui link contenuti? Sono tutte attività sulla base delle quali puoi segmentare la tua lista di email.

Ecco i benefici di questo approccio rispetto a una lista non segmentata per attività:

segment subscribers activity MailChimp.

Ora tocca a te

E tu? Hai provato a segmentare la tua lista di email? Che benefici ne hai ottenuto? Parliamone nei commenti.

 

 

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Partiamo dall’inizio: Cos’è un Autoresponder?

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Magari lo conosci già e lo usi, magari non ne hai mai sentito parlare: in entrambi i casi un autoresponder è un must have nella tua strategia digitale.

Ma andiamo per gradi: di cosa stiamo parlando? Un autoresponder è un sistema, integrato solitamente in un software di newsletter come Mail Chimp, che ti consente di inviare automaticamente delle mail a un utente che sia iscritto a una lista.

Perchè usare un Autoresponder? 3 validi motivi

Ok, quindi un autoresponder ti consente di inviare una sequenza di mail, in automatico, a una lista di mail.

A differenza delle tradizionali newsletter (broadcast), la sequenza è automatizzata e ti consente:

  • di risparmiare tempo creando un processo in cui ti metti in comunicazione in modo automatico con i tuoi iscritti alla newsletter;
  • di comunicare con un utente che, entrato nel tuo sito, non è ancora pronto per comprare il tuo prodotto o servizio, magari perchè ci deve pensare, non si fida…
  • di costruire un rapporto, comunicare credibilità, awareness, grazie alla veicolazione di contenuti di valore e periodicamente, come vedremo, offerte commerciali;

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Il ROI dell’Email Marketing

Ok, ma conviene? Qual è il ROI di questo strumento?

Vediamo 3 statistiche a questo proposito:

 

email marketing roi

 

Ricapitolando:

il ritorno dell'investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40 Condividi il Tweet per ogni $1 speso nel email marketing, il ritorno medio è di $44.25 Condividi il Tweet il ritorno dell'investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40 Condividi il Tweet

Che Autoresponder scegliere? Gratuito, Italiano o semplicemente… efficace?

Ok, una volta che abbiamo ne capito l’importanza, bisogna scegliere lo strumento, ovvero: che autoresponder scegliamo?

Tutti i software di newsletter, come Mail Chimp, Mail Up, Get Response, Aweber…hanno un autoresponder integrato.

Se vuoi optare per un autoresponder gratuito puoi effettuare una ricerca su Google, ma il mio consiglio è di investire in un autoresponder che sia prima di tutto efficace e completo.

Una buona soluzione per un autoresponder italiano è MailUp, la piattaforma di newsletter che consente, tra l’altro, l’invio di SMS.

In lingua inglese, puoi scegliere l’autoresponder di uno dei maggiori software di invio di newsletter. Vediamone alcuni.

Get Response

GetResponse è una soluzione di email marketing ricca di funzionalità, completamente scalabile e in grado di gestire piccole e grandi liste (oltre 1 milione di iscritti). Attiva da oltre 10 anni, fornisce applicazioni per la creazione e la gestione di posta elettronica, newsletter e autoresponder che convertono i contatti in clienti. Attraverso  le pratiche e le relazioni stabilite con i principali Internet ed e-mail Service Provider anti-spam, GetResponse ha mantenuto gli standard più elevati possibili di consegna delle mail, assicurando che i messaggi inviati offrano il massimo rendimento possibile .

Aweber

Aweber è uno dei più diffusi strumenti per l’invio di newsletter. Fornisce gli strumenti necessari per inviare e-mail: dalle liste alla creazione di campagne, fino all’autoresponder.

E’ possibile provarlo gratuitamente per 30 giorni, poi i prezzi partono dai 19 dollari.

Mail Chimp

Grazie alla possibilità di aprire un account gratuito fino a 2000 iscritti, Mail Chimp è diventato uno dei software di invio newsletter più diffusi.

Nella versione a pagamento è dotato di un autoresponder: vediamo insieme il funzionamento di quest’ultimo in 8 passi.

Come creare un Autoresponder in Mail Chimp in 8 passi

Mail Chimp, come altri software di newsletter, è dotato di un sistema di autoresponder, non utilizzabile però da chi ha un account gratuito.

Vediamo come creare un autoresponder con Mail Chimp in 8 passaggi.

Il primo passo è accedere alla sezione “Automation” dal menu di navigazione in alto:

automation mail chimp

 

Il secondo step è cliccare su “Create Automation Workflow”:

create automation workflow mailchimp

 

Successivamente, devi scegliere la lista a cui saranno inviate le mail automatizzate dell’autoresponder. Se non ha ancora creato una “List”, in Mail Chimp, ovvero una lista di indirizzi mail e nomi, puoi crearla facilmente dalla sezione “List” del menu di navigazione in alto:

select a list autoresponder mail chimp

 

 

A questo punto Mail Chimp ti consente di scegliere tra varie tipologie di autoresponders (“workflow types“): ti consiglio di scegliere “Educate Subscribers”:

educate subscribers mail chimp autoresponder

[et_bloom_inline optin_id=optin_7]

Nella fase successiva devi settare alcune impostazioni del tuo autoresponder, in particolare:

  • il nome della tua successione di mail (workflow name);
  • la mail del mittente dell’autoresponder, quindi la tua email; tieni conto che sarà anche la mail a cui arriveranno eventuali risposte alle tue newsletter;
  • il nome del mittente, ovvero il tuo nome e cognome o il tuo nome e il nome dell’azienda.

Riguardo all’ultimo punto, ti ricordo che inserire il tuo nome completo nel mittente o almeno il tuo nome e l’azienda (come “Emanuela di Zalando”) ti consente di dare maggiore personalità alla mail e incentivare le possibilità che il destinatario apra il messaggio.

 

workflow configuration mail chimp autoresponder

 

Siamo in un punto fondamentale: l’autoresponder e la sua successione automatica di email si attiveranno in presenza di 2 condizioni, indicate nella figura con i numeri 1 e 2:

  1. la prima condizione che deve verificarsi è ovviamente che una persona si iscriva alla lista che prima hai indicato come oggetto del tuo autoresponder;
  2. la seconda condizione è che se importi manualmente degli indirizzi alla lista, questi riceveranno le mail previste dal tuo autoresponder.

autoresponder Configure Trigger   MailChimp

Ci siamo: è il momento di aggiungere le prime 5 mail del nostro autoresponder, che poi modificheremo a nostro piacimento:

autoresponder  add 5 Emails   MailChimp

 

A questo punto basterà:

  • decidere con che frequenza verrà inviata ogni mail, modificando la sezione indicata in rosso “7 days after workflow is triggered”;
  • editare ogni mail dell’autoresponder a piacimento, inserendo un oggetto che aumenti le possibilità di apertura e un template adeguato:

autoresponder  MailChimp

Il punto di partenza? Il Lead Magnet

Ok, l’autoresponder è configurato, ma le mail?

Se non hai ancora una lista di email a cui direzionare le mail del tuo autoresponder, le devi acquisire con un lead magnet.

Cos’è il lead magnet? E’ il “magnete” che attira, come una calamita, la mail del tuo contatto. Lo attira all’iscrizione alla tua lista da cui parte proprio l’autoresponder.

Però attenzione: come la calamita, hai bisogno di qualcosa che attiri il visitatore, cioè qualcosa che lo convinca a darti la mail in cambio di qualcosa.

Una semplice iscrizione alla newsletter basta? Magari anni fa, ma ora no: video corsi, report, ebook, sconti: devi dare qualcosa in cambio, di valore e che sia attinente al tuo target.

Come aumentare l’apertura delle tue email nell’autoresponder (e diminuire le disiscrizioni): 10 consigli

Lo sapevi? Secondo una ricerca pubblicata da Convince and Convert, 15 Email Statistics That Are Shaping The Future:

il 35% dei destinatari della tua email la aprirà basandosi solo sull'oggetto Condividi il Tweet

E’ importante che tu curi il mittente e l’oggetto delle tue email. Del mittente abbiamo già parlato: dato che scrivi a una persona, identificati come una persona a tua volta, inserendo il tuo nome e cognome.

Per quanto riguarda l’oggetto, ecco alcuni consigli per scrivere un oggetto delle mail che stimoli il tuo destinatario ad aprire la mail.

Usa le 2 P: Personalizzato e Persuasivo

Personalizzato

Il primo passo per scrivere un oggetto delle mail efficace è scriverlo personalizzato e persuasivo.

Puoi personalizzarlo facilmente, inserendo la variabile */FNAME/* nell’oggetto in Mail Chimp: in questo modo il sistema sostituirà in automatico la stringa con il nome del tuo iscritto alla lista, consentendo di personalizzare l’oggetto con il nome del destinatario:

personalizzare oggetto mail chimp

 

Persuasivo

Ok, dopo aver personalizzato l’oggetto indicando il nome del tuo destinatario come puoi renderlo persuasivo? Ecco 7 consigli che ho pubblicato nell’articolo:

11 Strategie per le tue Newsletter: Guida Definitiva all’Email Marketing

consigli oggetto persuasivo email

Puoi trovare altre idee su come scrivere un oggetto persuasivo nel mio articolo:

Headline: 12 Tecniche per Aumentare del 500% Clic, Condivisioni e Conversioni

Scrivi un oggetto breve

Scrivi un oggetto breve nelle mail del tuo autoresponder: secondo una ricerca di Hubspot, le mail con oggetti sotto le 10 caratteri hanno un tasso di apertura del 58%:

Le email con oggetti compresi tra le 6 e 10 parole hanno i maggiori tassi di apertura. Condividi il Tweet

Questo fenomeno è dovuto probabilmente al fatto che la maggior parte delle nostre mailbox mostrano circa 10 parole, per poi troncare l’oggetto.

Getresponse, il noto software per l’invio di newsletter, ha pubblicato un’infografica con i fattori che condizionano l’open rate, ovvero l’apertura delle email.

Tra i più importanti:

58% è il tasso di apertura delle mail con un oggetto breve, inferiore ai 10 caratteri Condividi il Tweet

64% delle persone aprono le mail sulla base dell'oggetto Condividi il Tweet

22% è il tasso di maggiore apertura delle mail con un oggetto personalizzato Condividi il Tweet

Ecco l’infografica:


La 1° finalità del tuo autoresponder? La Lead Nurturing, ovvero nutrire il tuo contatto

Entriamo nella fase dei contenuti: cosa devo scrivere nelle mail del mio autoresponder? Che linea editoriale devo tenere?

Lo vedremo tra poco: intanto sappi che la finalità delle tue mail nell’autoresponder sarà una: nutrire il tuo destinatario di contenuti di valore, al fine di creare un contatto, aumentare il tuo trust e l’awareness del tuo brand (quanti paroloni!).

Detta in termini tecnici: devi fare lead nurturing.

Non sei convinto? Beh ti basteranno alcune statistiche pubblicate su Hubspot:

il 50% dei tuoi contatti non è pronto ad acquistare Condividi il Tweet l'assenza di lead nurturing porta il 79% dei contatti a non diventare mai clienti Condividi il Tweet le aziende che fanno lead nurturing generano il 50% di più clienti potenziali al 33% in meno del costo Condividi il Tweet i contatti oggetto di attività di lead nurturing fanno i 47% in più di acquisti Condividi il Tweet

Le 4 fasi del Lead Nurturing

L’autoresponder è uno strumento efficace all’interno di un processo generale di lead nurturing composto da 4 fasi:

  1. know: è la fase in cui tu entri a contatto con il tuo lead, che si iscrive alla tua newsletter in cambio di un lead magnet;
  2. like: è la fase in cui, tramite l’invio di contenuti di qualità, generi awareness, credibilità, entri in rapporto e inizi a piacere al tuo destinatario;
  3. trust: iniziando a piacere, acquisti credibilità dal tuo lead;
  4. buy: solo dopo aver creato un rapporto, acquistato credibilità, il tuo lead sarà propenso a valutare un acquisto del tuo prodotto o servizio:

 

autoresponder processo

Cosa scrivo nelle email del mio autoresponder? 2 buone strategie di linea editoriale (+1 da evitare)

Ricapitoliamo:

  • abbiamo settato le impostazioni del nostro autoresponder in Mail Chimp (o in un altro software);
  • abbiamo creato un oggetto persuasivo, che stimoli l’apertura delle mail;

E’ arrivato il momento di pensare a cosa comunicheremo ai nostri destinatari con l’autoresponder: da questo punto di vista ci sono 2 strategie possibili, illustrate da Pat Flynn nel suo articolo 4 Types of AutoResponder Series and The One You Should Absolutely Avoid. Vediamole insieme.

Strategia #1: l’esca e l’amo

In questa strategia, la più classica, invio una serie di mail veicolando contenuto di valore.

Dopo alcune mail di questo tipo, a cadenza periodica, posso fare un’offerta commerciale:

bait-and-hook autoresponder

Questa strategia è una delle più utilizzate, perchè funziona: le mail di contenuto creano un rapport con chi le riceve, veicolano credibilità e awareness, essenziali per proporre con successo e in modo non spammoso l’offerta commerciale.

Strategia #2: La strategia Pat Flynn

La strategia proposta da Pat Flynn consiste nel veicolare una serie di mail di alto contenuto alternate ad altre dove vendere un prodotto  no! Dove creare engagement, condivisione dei contenuti.

Ok, e la vendita? Non c’è mai, non in modo diretto, ma avviene comunque: il tuo destinatario, un pò per riprova sociale (a questo proposito vedi Le 6 Armi della Persuasione di Cialdini e come usarle nel Web Marketing), un pò perchè hai accresciuto la credibilità nei suoi confronti con una serie di email, alla fine arriverà sul tuo sito e scoprirà i tuoi prodotti o link affiliati. Magari in maniera indiretta, tramite la pagina Facebook o altri social, ma lo farà.

Almeno secondo Pat Flynn, che crede che stimolare nelle email l’engagement del destinatario (ad esempio chiedendo di cosa vorresti che si parlasse nel blog) faccia sentire quest’ultimo coinvolto e crea una relazione.

Ecco come funziona lo schema:

the-pat-flynn autoresponder strategia

Strategia #3: Atterrallo e Colpiscilo

ground-and-pound autoresponder

C’è bisogno che ti dica di non praticare questa strategia vero?

Come avrai intuito dal nome stesso, la strategia Ground And Pound, letteralmente “Atterrallo e Colpiscilo”, consiste nell’inviare solo mail promozionali.

Qualche contenuto di valore? Macchè.

Un minimo di engagement? Ma figurati.

Solo promozioni, offerte, saldi, insomma vendere, vendere, vendere.

Vuoi vedere un esempio di questa strategia? Iscriviti alla newsletter di MyProtein.com.

Questa strategia potrebbe anche essere funzionale,  se il tuo modello di business assomiglia a quello di MyProtein: offerte nuove e diverse ogni giorno.

In altri casi genera un ovvio risultato: la disiscrizione del’utente dalla mailing list e la disaffezione al marchio.

Come sta andando il tuo autoresponder? 4 metriche per valutarlo

Come sai se stai facendo un buon lavoro con il tuo autoresponder?

Hai bisogno di metriche di riferimento. Eccone 4 fondamentali:

  • tasso di apertura (open rate): quanto vengono aperte le tue email?
  • tasso di clic: quanto vengono cliccati i link nelle vostre mail?
  • tasso di iscrizione: quanti utenti si iscrivono mensilmente alla tua newsletter?
  • tasso di disiscrizione: quanti utenti si disiscrivono mensilmente alla tua newsletter?

Sei sopra o sotto la media? Per capire a che punto sei ci viene in aiuto una statistica aggiornata nel 2015 pubblicata da Mail Chimp, che analizza i tassi medi di apertura e clic al link nella tua mail a seconda del tuo settore di appartenenza (l’immagine è tratta da SmartInsights):

Email marketing statistics 2015 compilation

 

 

 

 

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Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Ha senso fare ancora email marketing? Sì, se dai un’occhiata al ROI

Prevengo la tua domanda: ma ha senso fare ancora email marketing?

Non ti nego che l’email marketing possa apparire come uno strumento abusato, a causa del proliferare dello spam.

Ma guardiamo le statistiche contano e cerchiamo di rispondere alla domanda: fare web marketing con le email conviene? Ovvero, detto in altri termini: qual è il ritorno dell’investimento di questo strumento?

Le 3 statistiche che seguono ti faranno stupire:

email marketing roi

Ricapitoliamo insieme queste 3 statistiche sul ritorno dell’investimento dell’email marketing:

il ritorno dell'investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40 Condividi il Tweet per ogni $1 speso nel email marketing, il ritorno medio è di $44.25 Condividi il Tweet il ritorno dell'investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40 Condividi il Tweet

I 3 migliori strumenti per fare email marketing

Ok, fare email marketing conviene. Ma da dove inizio?

Ti serve uno strumento di email marketing professionale. Vediamone 3 tra i più conosciuti.

Get Response

GetResponse è una soluzione di email marketing ricca di funzionalità, completamente scalabile e in grado di gestire piccole e grandi liste (oltre 1 milione di iscritti). Attiva da oltre 10 anni, fornisce applicazioni per la creazione e la gestione di posta elettronica, newsletter e autoresponder che convertono i contatti in clienti. Attraverso  le pratiche e le relazioni stabilite con i principali Internet ed e-mail Service Provider anti-spam, GetResponse ha mantenuto gli standard più elevati possibili di consegna delle mail, assicurando che i messaggi inviati offrano il massimo rendimento possibile .

Aweber

Aweber è uno dei più diffusi strumenti per l’invio di newsletter. Fornisce gli strumenti necessari per inviare e-mail: dalle liste alla creazione di campagne, fino all’autoresponder.

E’ possibile provarlo gratuitamente per 30 giorni, poi i prezzi partono dai 19 dollari.

Mail Chimp

Grazie alla possibilità di aprire un account gratuito fino a 2000 iscritti, Mail Chimp è diventato uno dei software di invio newsletter più diffusi.

Mail Chimp si compone di 2 sezioni principali:

  • le campagne (campaigns), ovvero le campagne di newsletter che manderai;
  • le liste (lists), ovvero le liste di email a cui manderai la tua newsletter.

Il punto di partenza? Il Lead Magnet

Abbiamo visto che una Lista in Mail Chimp è un gruppo di email a cui manderai la tua newsletter.

Ma dove le tiri fuori le tue email?

Le acquisisci tramite un lead magnet.

Cos’è il lead magnet? Si può definire come lo strumento, la merce di scambio, grazie a cui convinci il visitatore del tuo sito a concederti la sua email.

Per creare un lead magnet hai bisogno di 2 cose:

  • un “magnete”, ovvero ciò che concedi in cambio dell’iscrizione alla tua lista: a seconda di qual’è l’interesse del tuo target, puoi utilizzare un ebook, un videocorso, un template gratuito, o qualcos’altro che persuada il visitatore a concederti la propria mail in cambio; in Web Marketing Academy il lead magnet sono i 4 video di introduzione al web marketing (iscriviti alla newsletter per scoprirli).
  • uno strumento che ti consenta di far funzionare il processo: nel mio caso uso un plugin per WordPress, si chiama Bloom  e ti può aiutare ad incrementare i tassi di iscrizione alla tua newsletter.

I 3 cicli di vita di una newsletter

Ricapitoliamo: hai creato una campagna e una lista di utenti con tuo email marketing provider

Quando invii una newsletter, ci sono 3 azioni che il tuo destinatario deve compiere:

  1. il destinatario deve aprire la tua email;
  2. il destinatario deve leggerla;
  3. il destinatario deve cliccare sugli eventuali link che hai inserito.

Più riesci ad ottimizzare questi 3 processi, più hai la possibilità di rendere più efficaci le tue iniziative di email marketing.

Iniziamo dal primo.

3 strategie per incentivare l’apertura delle tue email

Quando arriva la tua email, il tuo destinatario ha di fronte due possibilità: o la apre e la legge, o non la apre.

Ti sei mai chiesto cosa spinge un destinatario ad aprire e leggere una mail o a non farlo? Pensaci, tu stesso ricevi ogni giorno delle email, magari anche decine, e alcune le apri subito e le leggi, altre no, alcune non le leggi proprio e le cestini direttamente.

Quali sono le motivazioni alla base di questa selezione e come possiamo ottimizzare le possibilità che il nostro destinatario apra e legga la nostra mail?

Ad esempio migliorandone l’oggetto! Vediamo come.

3 semplici e veloci strategie per migliorare l’oggetto delle tue email (e incrementare i tassi di apertura!)

Qual’è la prima cosa che leggi in una mail in arrivo? L’oggetto. Migliorare l’oggetto delle tue email può contribuire a incrementare i tassi di apertura, ma come possiamo farlo? Con 3 semplici strategie, tanto banali quanto efficaci, vediamole insieme.

Strategia 1: Inserisci il nome nell’oggetto

Se qualcuno per strada ti chiama pronunciando il tuo nome, tu che fai, ti giri no? Ecco, lo stesso vale per le email: se arriva una mail dove nell’oggetto è contenuto il tuo nome, la tua attenzione ne verrà immediatamente colpita. Facciamo un esempio confrontando due tipologie diverse di oggetti.

(1) Scopri le 10 strategie per l’email marketing: la guida definitiva

(2) Emanuele, scopri le 10 strategie per l’email marketing: la guida definitiva

Questi due oggetti sono assolutamente identici, fatta eccezione per un aspetto: il nome del destinatario all’inizio.

Se ti arrivasse una mail con due oggetti come questi, quale apriresti con maggiore probabilità? Sì, proprio la seconda! Il nome nell’oggetto della mail funge da vero e proprio richiamo: il destinatario della mail si sente “chiamato in causa” e con ottima probabilità aprirà il messaggio.

Ma come possiamo inviare delle newsletter inserendo direttamente il nome del destinatario nell’oggetto?

E’ semplicissimo: tutti i software di email marketing, da Mail Chimp a MailUp, da Aweber a Get Response, consentono di includere un piccolo codice nell’oggetto, come [FNAME], che consente di inserire nell’oggetto della mail il nome del destinatario, prelevato automaticamente dalla lista a cui invii la newsletter.

E’ chiaro che la tua lista dovrà avere, oltre che la mail dei destinatari, il loro nome!

E qui si apre un dilemma: è meglio raccogliere nome e email o solo la mail? Vediamo pro e contro di questi 2 approcci.

Nome e mail o solo mail? Questo è il dilemma

Quando fai list building, ovvero, detta in parole povere, cerchi di costruirti un database di email, ad esempio concedendo in cambio una guida, un ebook, o l’accesso a contenuti speciali, puoi scegliere di richiedere solo la mail o il nome e la mail.

Entrambi gli approcci sono molto usati: nel primo, quando richiedi solo la mail, le tue possibilità di conversione sono maggiori. Ovvero: se una persona deve scegliere di compilare un modulo per avere accesso al tuo contenuto, è più probabile che inserisca solo la propria email, piuttosto che nome e email.

Il motivo è abbastanza semplice da intuire: come regola generale, quando dobbiamo far compiere un’azione a un utente, meno sono i passi che l’utente deve compiere più probabile che arrivi alla fine!

Se chiedere solo la mail alza il tasso di conversione, d’altra parte non avendo il nome del tuo destinatario non puoi usare la strategia di includerlo nell’oggetto della mail e nel corpo del messaggio stesso.

Cosa scegliere? La scelta sta a te: da una parte, chiedendo solo la mail, hai maggiori possibilità di conversione, dall’altra hai maggiori possibilità di apertura del messaggio.

Ma ritorniamo al nostro oggetto, perchè il tuo destinatario, dopo essere stato chiamato in causa dal suo nome, leggerà l’oggetto! Ecco 7 modi di scrivere oggetti che catturano l’attenzione.

Strategia #2: 7 consigli per scrivere oggetti della mail che catturano l’attenzione

  1. prova a scrivere un oggetto che catturi l’attenzione sul contenuto, elencando dei benefici, come ad esempio: Un piccolo suggerimento ti far migliorare del 300% le tue email
  2. prova a fare delle domande. Le domande stimolano al cervello una risposta, che cercherà nel contenuto della tua email. Un esempio? Conosci le 7 regole per scrivere email che convertono?
  3. stimola la curiosità restando vago, ad esempio: 4 cose che voglio condividere con te 
  4. usa gli “how to”, ad esempio: come migliorare il tuo email marketing in 7 passi
  5. anticipa il contenuto della tua mail, magari mettendo in risalto con delle parentesi. Ad esempio, e vuoi informare di un webinar, potresti farlo così: {Webinar} 10 case study di newsletter efficaci
  6. Usa numeri e parole ad effetto, come migliori, definitive, ad esempio: le 10 strategie definitive per newsletter che convertono
  7. Usa una call to action, letteralmente un invito all’azione, come scopri, ad esempio Scopri come migliorare le tue newsletter in 2 passi

Strategia #3: Dai un nome al mittente

A volte ricevi delle mail da Azienda Srl e da Ditta Snc vero?

Chi sono Azienda Srl e da Ditta Snc??? Boh! Tu apriresti una mail che li ha come mittente? O lo apriresti più preferibilmente se viene da una persona fisica, da un nome e cognome?

Se le newsletter sono inviate da delle persone in carne e ossa, perchè il loro mittente diventa una ragione sociale?

Misteri! Fatto sta che il consiglio che ti dò è modificare il tuo mittente: come? In 2 modi possibili:

1. inserisci il tuo nome e cognome come mittente, ad esempio Paolo Rossi;

2. inserisci il tuo nome e l’azienda, ad esempio Paolo di Azienda Srl.

Ok, ricapitoliamo: hai chiamato in causa il tuo destinatario semplicemente inserendo il suo nome nel oggetto della newsletter, poi lo hai incuriosito, ora si tratta di fargli fare un passo avanti: fargli leggere il contenuto della mail e fargli compiere l’azione che abbiamo in mente.

Un semplice trucco per far leggere la tua mail e farla cliccare

Ok, mi hai convinto a cliccare e aprire la tua mail. Ora devi convincermi a leggerla e farmi compiere l’azione che ti sei prefissato.

Ipotizziamo che tu voglia che i tuoi destinatari clicchino su un link che la contiene e finiscano in una landing page. Ok, come incentivare le possibilità che clicchino sul tuo link?

Tieniti forte: la risposta è non dandogli un link.

Intendiamoci, questo non significa non dargli la possibilità di cliccare su un link, ma di dargliene più di una! Come?

Ad esempio cambiando stili e testi del link.

Facciamo un esempio: ecco due possibili link:

Clicca qui per saperne di più

button

 

Che differenza c’è? Uno è in forma di link normale, testuale, l’altro in forma di bottone, banner.

Tu su quale cliccheresti?

Se hai risposto sul primo, forse è perchè il secondo ti sembra pubblicità. Viceversa, forse attira la tua attenzione proprio il secondo. Quindi???

Quindi la risposta è dipende! A seconda delle preferenze del tuo lettore, potrebbe cliccare su uno o sull’altro, allora perchè non li metti entrambi?

Il consiglio è: inserisci più link nella tua email, in forme diverse (link testuale, banner…) e con slogan diversi. Il tuo software di email marketing ti fornirà, tramite le statistiche, il vincitore più cliccato.

Email Marketing: Non c’è una seconda occasione per fare un’impressione responsive

Nel 2013  il 51% delle mail sono state aperte su un dispositivo mobile, il +21% rispetto all’anno precedente: basterebbe questa statistica, pubblicata su Litmus, a far comprendere l’importanza di inviare le proprie newsletter con un design responsive, ovvero adatto a un cellulare o tablet come iPhone, iPad (iOS rappresenta una quota di mercato del 38%) o  Android (in aumento del 57%, ora rappresenta una quota di mercato del 12%), per citare dove la maggioranza delle email viene aperta.

Se più di una mail su 2 viene aperta su mobile e il template della tua newsletter non è mobile friendly, ovvero ad esempio non viene visualizzata bene, l’80% cestinerà la tua email secondo un’indagine di BlueHornet.

Non c’è una seconda occasione per fare una buona impressione (responsive)

Se la tua mail viene visualizzata male una volta, non solo ci sarà una seconda possibilità che la stessa sia visualizzata su pc fisso (se non è comprensibile da mobile , solo il 13.5% degli utenti va a leggere la mail su altro dispositivo): c’è di più, il pericolo non è solo che le tue mail non vengano visualizzate e cestinate, ma di perdere parti dei tuoi iscritti alla newsletter. Lo conferma BlueHornet, secondo cui il 30% degli iscritti, ovvero 3 su 10 sono pronti a disiscriversi dalla tua lista se l’email ricevuta non mobile friendly.

Vediamo quindi come creare email responsive in 4 steps.

bluehornet email mobile unsubscribe

Guida in 4 step alla creazione di mail responsive e mobile friendly

Abbiamo visto l’importanza di adottare un template mobile friendly per le proprie newsletter: le statistiche 2013 sono spietate, riassumiamone i punti principali:

  1. Più di 1 su 2  apre la tua newsletter su un dispositivo mobile;
  2.  L’80% di chi non riesce a leggere correttamente la tua mail sul cellulare la cestina;
  3. Solo il 13.5% degli utenti andranno a leggersi la tua newsletter su desktop se non l’hanno potuta leggere da mobile;
  4. 1 su 3 si disiscriverà alla tua newsletter se non è leggibile da mobile;

A questo punto, capita l’importanza di adottare dei template responsive per le proprie newsletter, andiamo a vedere come fare in questa guida alla creazione di mail responsive e mobile friendly.

Come creare una mail responsive e mobile frinedly per la tua newsletter e email marketing

1)     Creala tu

La prima possibilità per dotarsi di un mail responsive è crearla da sé. In questo secondo caso possono essere utili i consigli di Litmus.com, che in questa bella infografica riassume i punti principali della creazione di un design responsive per le  email. A un altro indirizzo all’interno dello stesso sito, sono poi reperibili una serie di utili risorse per la creazione di email responsive.

how-to-responsive-email-design-infographic

2)     Affidati a un grafico

Nel caso tu voglia affidarti a un grafico, puoi inserire un annuncio su un sito per progetti in ambito web come Twago.

Se creare in casa o magari con l’aiuto di un grafico un template responsive per le proprie email non fosse possibile, le possibilità sono due, vediamole.

3)     Acquista un template già fatto (e modificalo)

Utilizzare un template responsive per le email già pronto e e magari modificarlo in base alle proprie esigenze: su Theme Forest, il noto marketplace di prodotti grafici, audio e video, è possibile reperire una grande quantità di template per newsletter responsive.

4)     Usa i template in dotazione ai software di newsletter

Utilizzare un template in dotazione ai principali software di newsletter, come Aweber, che in questa guida spiega passo passo come creare una mail con design responsive a partire dalla piattaforma.  Questo video può essere utile per creare una newsletter con Aweber:

Crea la tua newsletter responsive con Aweber